UN SOCIALE CHE SI PRENDA CURA
SENZA ESCLUSIONI

È un terreno che conosco bene e ne sono convinta: lo sviluppo è reale e strutturale se si pone come obiettivo non lasciare indietro nessuno.

Sociale significa famiglia, anziani, fragilità e disabilità, significa offrire prospettive alle giovani generazioni, senza limitarle riversando sulle loro spalle l’onere di una popolazione che invecchia.

Un dato dà sostanza a questa affermazione: nel 2019 in Veneto sono 172,1 gli anziani ogni 100 giovani (dati Istat). Non curandoci dei primi, sottraiamo opportunità ai secondi.

Per questo serve guardare al sociale in un’ottica di investimento e non più di costo.  Un approccio valido tanto per le politiche di sostegno alla natalità e alle scuole dell’infanzia, quanto per le strutture rivolte agli anziani e in particolare per riformare la residenzialità, realizzando un circuito virtuoso di strutture e attività attraverso cui tutta la comunità accompagni la terza età. Vale anche per la disabilità e le fragilità economico-lavorative di cui prendersi cura, organizzando il sostegno e costruendo nuove possibilità: non solo il “dopo di noi” dunque, ma un “qui e ora” che restituisca equità attraverso i servizi.

I miei impegni per il Sociale in Veneto

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1. Natalità e famiglie

Partendo dalla consapevolezza dell’emergenza demografica, le famose  “culle vuote”, avviare un programma strutturale che superi la logica del contributo una tantum, comodo ma non risolutivo. Per dare impulso alla natalità dobbiamo affrontare finalmente il nodo della necessaria compatibilità tra vita privata e lavoro, quale questione centrale, e in parallelo potenziare l’investimento sui servizi per l’infanzia e la famiglia, sostenendo le scuole d’infanzia, finanziando i servizi di anticipo e posticipo scolastico, rendendo gratuiti testi e tasse scolastiche fino al compimento del ciclo secondario di studi, come diritto e investimento nelle competenze delle nuove generazioni, da spendere qui in Veneto.

Infine, superare misure una tantum, ad esempio per le famiglie monoparentali o numerose, per adottare invece un approccio strutturale nel quale le famiglie siano il fulcro di una ripartenza valoriale, formativa ed economica dove progettare sostegni, interventi e azioni coerenti con i bisogni e in grado di rappresentare effettive opportunità di sviluppo

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2. Terza età

Realizzare, dopo vent’anni, l’attesa riforma delle Ipab. sia in termini di governance che di obiettivi e strutture. I prossimi cinque anni vanno sfruttati per costruire politiche di sostegno e cura che mettano in campo le risorse necessarie a rendere la residenzialità (LTC) un’ipotesi estrema e residuale.

Il tempo della progettazione e di un cambio di passo è ora, davanti a un Veneto che invecchia servono risposte non rinviabili. Dobbiamo costruire un percorso nel quale aumentino gradualmente supporto e risorse, per porre in primo piano e privilegiare prevenzione e invecchiamento attivo, assistenza informale, supporto in ambulatorio, assistenza a casa che renda fattibile per le famiglie la gestione domestica dell’anziano , infine, un co-housing sociale innovativo.

Un’azione forte va attuata in tema di Rsa: è necessario riformare il sistema delle rette delle residenze per anziani e quello delle quote regionali destinate agli ospiti non autosufficienti (il cui ammontare è fermo al 2009), che oggi gravano sui bilanci delle famiglie e su quelli comunali non più in grado di sostenere il costo di rette doppie rispetto alle pensioni.

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3. Disabilità

Un termine che racchiude bisogni e situazioni molto diverse, ma che chiedono servizi, attenzione, rispetto, non elemosina.  Alcuni esempi: centri per la salute mentale efficienti e collegati a strutture dedicate alla cura delle fragilità mentali, servizi di prossimità aperti e attenti ai bisogni, un’integrazione lavorativa che disponga delle risorse necessarie a coinvolgere e sviluppare abilità e, è qui che si gioca la capacità di visione di un governo regionale, la previsione di risorse vere e consistenti per progetti e opere dedicate al “dopo di noi”.

Misure che si possono sintetizzare nella parola “presenza”, accanto a famiglie che vivono situazioni spesso di solitudine e devono trovare ascolto e risposte.

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